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Big 3, 4 or 5 ?

9 Feb 2011 by ocr, 1 Commento »Condividi

  Glen DavisQuando nella lontana stagione ’97/’98 un giovane Paul Pierce fu scelto dai Boston Celtics al draft con la decima scelta assoluta nessuno pensava che quel ragazzo proveniente da Los Angeles avrebbe scritto pagine importanti dei verdi bostoniani. Con una storia ricca di trionfi alle spalle, una squadra stanca e di scarso talento, l’ennesimo titolo da appendere al soffitto del Boston Garden. Ed infatti, nonostante le grandi prestazioni di un giovanissimo Pierce e del suo compagno di franchigia Antoine Walker, hanno dovuto aspettare dieci lunghi anni prima di vedere i loro colori di nuovo in testa alla NBA. Fu una scelta epocale, un mercato che destò grandi critiche nel mondo NBA e che modificò profondamene l’assetto della lega, basti pensare agli stralci che tuttora ha lasciato: i Celtics decisero di tornare competitivi ed ecco che ad aiutare Pierce nella lotta per il titolo furono chiamati due pezzi da novanta: Kevin Garnett e Ray Allen. The Truth aveva ora a disposizione una squadra competitiva, forse la migliore di tutta la lega, e i risultati non si fecero attendere; nella Finale della stagione 2007/2008 i Celtics incontrano i loro rivali storici, quei Lakers con cui hanno dominato la storia della NBA, ed il risultato è a favore della franchigia dell’Atlantic Division: arriva il diciassettesimo titolo. Danny Ainge, vero architetto degli scambi estivi aveva raggiunto il suo obiettivo e forse qualcosa in più, che neanche lui si aspettava.

Infatti oltre ai due giocatori di peso prelevati da Seattle e Minnesota, il manager dei Celtics decide di puntare su un tecnico fin lì molto contestato dalla dirigenza: Doc Rivers. La scelta si rivela nuovamente corretta non solo per il titolo conquistato a fine anno,ma anche per diverse decisioni che il coach di Boston decide di prendere, andando contro a giornalisti ed esperti NBA. La scelta di Rivers che fece più clamore fu la scelta di affidare le chiavi della regia di un super team come i neonati Celtics ad un giovane playmaker di scarse prospettive, Rajon Rondo. Il giovane play era stato scelto dai Suns nel draft del 2006 con la ventunesima scelta assoluta, ma subito fu girato ai Celtics con cui fece il suo debutto in NBA. Rondo era arrivato dall’università del Kentucky con addosso il pesante giudizio degli esperti che lo accusavano di scarse capacità organizzative e di gestione della partita, otre che di un tiro sia dalla lunga che dalla media troppo scarso per permettergli un futuro nella massima lega del basket americano. Eppure Rivers punta su di lui e Rondo non lo delude, ripagando le scelte del suo coach e attirando l’attenzione dell’intera lega. Nel giro di tre anni il talento di Rajon lo porta di diritto ad assumere il titolo di quarto dei Big Three.

Inaspettatamente però le scelte vincenti della società di Boston non si sono ancora fermate e le sorprese continuano anche quest’anno. Forse qualcuno dimentica la scommessa che nel lontano 2007 fece il buon Ainge: insieme ai quotati Garnett e Allen nella trattativa per portarli a Boston incluse anche un Rookie sconosciuto ai più e che passò in secondo piano oscurato dalle due stelle più brillanti del mercato estivo: sto parlando di un certo Glen Davis. Nei primi anni questo giovane centro soprannominato Big Baby era più conosciuto per la goffa staffa e per il pessimo soprannome piuttosto che per l’apporto dato in campo alla sua franchigia, ma da un paio di anni a questa parte non è più così. Già dalla passata stagione, nonostante vari infortuni che hanno parzialmente limitato il giocatore, Davis aveva suscitato l’ammirazione di esperti e compagni, a partire da Shaq che in lui vedeva un grosso talento ancora inespresso. La vera esplosione di Big Baby è avvenuta nell’attuale stagione e adesso il lungo dei Celtics sembra aspirare al titolo di Big Five. Uscendo dalla panchina il contributo che da alla squadra non è solo nei punti che sempre dedica alla causa, ma soprattutto nella grinta che mette in campo e, nell’intelligenza cestistica affinata dal tempo. Oltre al fisico che sempre lo ha aiutato nella sua carriera, Davis ha recentemente aggiunto velocità ai sui movimenti offensivi, un tiro dalla medi quasi infallibile e una difesa efficace tanto contro i centri avversari quanto contro le più rapidi ali. Un giocatore completo che spesso ha risolto le grane in casa Boston e che nell’attuale stagione si candida al titolo di sesto uomo dell’anno. Nel 2010/2011 viaggia alla media di quasi 12 punti a partita e sei rimbalzi in 29 minuti di impiego sul parquet. Medie importanti per uno che arrivò in NBA con la diciassettesima scelta assoluta e commenti del tipo “un viso simpatico, ma come gioco lasciamo stare”, “Un bambinone nero di più di un quintale… inutile per la NBA”. Big Baby si sta prendendo sonore rivincite non solo di squadra, ma anche personali, smentendo tutti i detrattori e, cosa assai difficile in una piazza come Boston, assumendo una posizione fondamentale nel team e nel cuore di tutti i tifosi bostoniani.

Un Commento

  1. Fabio says:

    Bell’articolo ragazzi!!! L’unica cosa è che non ho mai capito i retroscena dell’approdo di Allen ai Celtics, alcuni parlavano di scontri nello spogliatoio di Seattle… Qualcuno sa qualcosa in più? E inoltre quando Garnett è stato ceduto mi sembra che ci fossero stati anche i Lakers interessati (mi sembra ma non ne sono sicuro)…
    Ottimo lavoro ragazzi, questo sito mi piace davvero moltissimo!!!

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